Alessandro Catorcini
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Narrativa storica

Il Martello e lo Scudo

Gli uomini che Roma dimenticò

Costruì la vittoria che rese Roma una potenza marittima. La storia scolpì il nome di un altro uomo.

Roma, 264 a.C. Manio Fabrizio è un disonore per la sua casa senatoria: un secondogenito che preferirebbe leggere uno scafo piuttosto che impugnare una spada, apprendista nell’arte proibita della costruzione navale sotto un ateniese distrutto dalla vita, che gli insegna una cosa sopra ogni altra: fermarsi davanti all'acqua e chiederle cosa vuole.

Quando suo padre e suo fratello annegano nello Stretto di Messina, uccisi dall'ignoranza di un comandante dilettante che la famiglia insiste a chiamare valore, solo Manio sa leggere il relitto per quello che è veramente. E quando Roma, impotente contro Cartagine per mare, ha bisogno di una risposta, lui non cerca una spada. Ne costruisce una: il corvus, un ponte d'abbordaggio dal becco di ferro che trascina la guerra di terra sull'acqua e consegna a Roma la sua prima grande vittoria.

Il ponte conquista il mare. La colonna del Foro reca il nome del console. Il congegno porta un difetto che il suo artefice scopre troppo tardi, su cui viene messo a tacere: un difetto che il mare raccoglierà, flotta dopo flotta affondata.

Raccontato in due voci, l'ingegnere che legge l'acqua e Duilia, la figlia del console che custodisce il registro, i disegni e l'avvertimento che nessuno volle ascoltare, Il Martello e lo Scudo è un romanzo di invenzione, merito e coscienza nella Prima Guerra Punica: gli uomini che la storia cancella, e i custodi che decidono cosa la pietra ricorda.

Segnalato su Today's Read — Alessandro Catorcini completa il Trittico dello Scudo

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4.53 su 5 · 30 valutazioni · 31 recensioni

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